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Al Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Silvio Berlusconi
Al Ministro dell’Economia e Finanze
On. Giulio Tremonti
Al Ministro dello Sviluppo Economico
On. Paolo Romani
Al Ministro dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio e del Mare
On. Stefania Prestigiacomo
Al Viceministro Economia e Finanze
Sen. Giuseppe Vegas
Al Sottosegretario Economia e Finanze
On. Luigi Casero
Al Sottosegretario Sviluppo Economico
On. Stefano Saglia
Ai Membri 5^ Commissione Bilancio,
6^ Commissione Finanze e Tesoro,
13^ Commissione Territorio Ambiente
del Senato
Ai Membri V Commissione Bilancio,
VI Commissione Finanze, VIII Commissione
Ambiente Territorio Lavori Pubblici della
Camera dei Deputati
Milano, 12 novembre 2010
Prorogare il 55%:
una scelta lungimirante per il bene del paese, per decine di migliaia di aziende, per centinaia di migliaia di posti di lavoro, per il risparmio energetico e per limitare le emissioni di CO2
FederlegnoArredo e Uncsaal, espressioni Confindustriali del comparto italiano dei serramenti, uno dei settori industriali di punta del sistema italiano dei prodotti da costruzioni, costituito da migliaia di piccole e medie imprese con centinaia di migliaia di addetti, in presenza dei contenuti del maxiemendamento del Governo che non contemplano la conferma del bonus energia del 55% per i prodotti utili alla riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano, chiedono:
la proroga della scadenza del 31 dicembre 2010 contenute nel Decreto Ministeriale 06.08.2009 (Ministero dell’Economia e delle Finanze – Disposizioni in materia di detrazioni per le spese di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, ai sensi dell’articolo 1, comma 349, della legge 27 dicembre 2006, n. 296) ad un ulteriore periodo temporale.
Perché Prorogare il 55%
In quattro anni di applicazione, le detrazioni del 55% hanno contribuito a innescare cambiamenti epocali e trasversali in campo di risparmio energetico, producendo circa 600.000 interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano per un risparmio di circa 4.500 GW/h.
La macroconseguenza sul sistema industriale e sul sistema paese
Il venire meno del 55% determinerebbe un grave danno economico a oltre 400 mila imprese che occupano oltre tre milioni di dipendenti. Oggi l’Italia è a circa l’1,1 % del PIL ed è tra i Paesi più bassi d’Europa.
Sarà impossibile perseguire una politica di sviluppo senza prevedere misure strutturali di sostegno, quale è il 55%, per rafforzare i processi di ricerca ed innovazione in tutti i settori e per tutte le tipologie di impresa.
Appare inspiegabile che, mentre la Commissione Europea ha presentato una nuova strategia che individua il settore dell’edilizia come uno dei settori con le maggiori potenzialità per affrontare la sfida energetica attuale annunciando un piano di incentivi e di strumenti di finanziamento innovativi da emanare entro la metà del 2011 per le misure di risparmio energetico attraverso la ristrutturazione edilizia, lo Stato Italiano cancelli l’unico provvedimento, il 55%, che a livello nazionale va incontro a questi obiettivi, mettendo peraltro il paese a rischio di infrazione delle regole comunitarie in materia di emissione di CO2.
L’eliminazione del 55% per l’efficienza energetica risulta quindi incompatibile con l’impegno assunto dall’Italia in sede europea per la riduzione del gas serra.
L’importanza dei serramenti nel successo del 55%
Circa il 37% degli interventi è stato rappresentato dal cambio degli infissi con serramenti performanti che hanno la doppia caratteristica di essere in grado di contribuire al risparmio energetico degli edifici e di rappresentare un investimento plausibile per i consumatori.
L’apporto delle finestre al bilancio energetico complessivo degli edifici non è solo quantificabile in dato assoluto ma va considerato in un quadro di facilità dell’intervento da parte del consumatore.
Se stimiamo che il 75% degli italiani possieda una unità immobiliare ne ricaviamo una fotografia estremamente frazionata del patrimonio immobiliare residenziale italiano caratterizzato nella maggioranza da proprietari-utilizzatori e in quota minoritaria da piccoli proprietari che offrono la propria unità immobiliare in locazione. La gran parte di questo patrimonio immobiliare risulta carente in termini di manutenzione ordinaria e la quota di esso in cui sono stati effettuati interventi di riqualificazione energetica non assume ancora rilevanza statistica significativa nonostante 4 anni di detrazioni del 55%.
Le conseguenze dell’abolizione del 55% per il comparto italiano dei serramenti
Impatto sulla domanda finale.
Non rinnovare il 55% significherebbe la perdita di un miliardo di euro per il comparto italiano dei serramenti causata da un crollo generalizzato della domanda. Si determinerebbero grandi sofferenze in un settore industriale che negli ultimi anni ha effettuato ingenti investimenti in innovazione di prodotto e sarebbe messa a repentaglio, solo nel primo anno, la sopravvivenza di circa il 10% delle imprese italiane del settore.
Impatto sull’occupazione.
La sostituzione degli infissi è l’attività che genera più occupazione tra quelle supportate dagli incentivi del 55%. Sugli olre 53.000 posti di lavoro creati con il 55% poco meno di 12.000 si riferiscono agli infissi. Il settore è di gran lunga il maggior generatore di posti di lavoro fra quelli beneficiati da quattro anni di detrazioni del 55%. L’occupazione generata dall’installazione dei serramenti interessa tutta la filiera del prodotto, infatti dei 12.000 posti di lavoro creati, circa 6.000 sono stati generati dalle attività di rimozione, produzione e installazione di nuovi infissi e 6.000 sono relativi all’indotto, ovvero alla produzione di sistemi e accessori per serramenti. In ipotesi di soppressione del 55% si potrà verificare la perdita di 8.000 posti di lavoro nel comparto dei serramenti, per circa il 70% relativi alla produzione ed installazione di nuovi infissi (lavoratori non coperti da ammortizzatori sociali).
Impatto sull’innovazione.
Il 55% è un provvedimento di politica industriale che stimola innovazione. La domanda di prodotti ad alte prestazioni ha stimolato un aumento degli investimenti tra il 70% e l’80% su base annua per i produttori di serramenti. Oggi le aziende italiane del comparto dei serramenti si collocano al vertice del mercato europeo per tecnologia di prodotto e di processo e questo è stato possibile grazie allo sviluppo del mercato nazionale sostenuto dalle politiche fiscali del 55%. In ipotesi di soppressione del 55% si stima una diminuzione degli investimenti di oltre 300 milioni di euro nel 2011.
Un appello a Governo e Parlamento
FedelegnoArredo e Uncsaal, ringraziando per l’attenzione prestata, chiedono al Governo e al Parlamento un impegno concreto affinché la proroga del 55% sia contenuta in un provvedimento legislativo utile a fornire certezze operative per il 2011 a migliaia di piccole e medie imprese italiane.